L’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria, questa chimera!

Il fatto che in Italia si studi poco è, purtroppo, un dato di fatto: il report ISTAT “Livelli d’istruzione e ritorni occupazionali 2019” è impietoso.

Cito dal report:

In Italia, la quota di popolazione con titolo di studio terziario continua a essere molto bassa: il 19,6% contro il 33,2% dell’UE.

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del livello d'istruzione di un Paese. [...] In Italia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2%, un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’UE) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito.

Basandoci sui dati del nostro Istituto Nazionale di Statistica risulta che noi italiani siamo poco inclini a studiare e il nostro livello di educazione generale, inevitabilmente, è più basso rispetto ai nostri vicini oltreconfine.

Knowledge is in every country the surest basis of public happiness.

Questa famosa frase venne pronunciata l’8 gennaio 1790 a New York davanti al Senato Americano dal presidente George Washinton e nella nostra lingua madre suona come un monito: “La conoscenza è in ogni paese la base più sicura della felicità pubblica“.

Se la cultura generale scarseggia, che ne sarà delle materie specifiche?

Se non ho le benché minime basi di medicina posso essere ingannato a credere che una banale pillola contenente qualche grammo di gomma arabica e poco altro possa farmi dimagrire senza particolari sforzi. Oppure potrei credere a pomate e lozioni miracolose per la pelle.

Certamente, le aziende produttrici investono buona parte dei loro ricavi in marketing accattivanti per creare messaggi pubblicitari che vadano a intercettare un bisogno del pubblico; il prodotto in questione viene messo in luce come risposta a tale bisogno.

Continuando a fantasticare (il condizionale è d’obbligo) penserei che se non conoscessi nulla di finanza ed economia potrei essere ingannato da una grande multinazionale del credito (una banca) a investire (comprare) in un prodotto finanziario (caro e pericoloso). Ma anche qui viene in aiuto la pubblicità, il marchio forte, qualcosa che è “costruito intorno a me”, che “è differente” e così via.

Alfabetizzazione finanziaria nel mondo

Un recente report sull’alfabetizzazione finanziaria redatto da Standard & Poor’s Ratings Services, dalla Banca Mondiale, dall’Istituto Gallup e dal Global Financial Literacy Excelence Center (GFLEC) della George Washington University mette in luce alcuni dati preoccupanti, almeno per noi italiani.

Utilizzando come metro di giudizio il sondaggio Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey la professoressa Annamaria Lusardi e l’economista Leora Klapper hanno fatto una fotografia dell’educazione finanziaria nel mondo.

Annamaria Lusardi è professoressa di economia presso la The George Washington University e direttrice del Global Financial Literacy Excellence Center (GFLEC) mentre l’economista Leora Klapper è a capo del gruppo di ricerca nel settore finanziario e privato presso la Banca Mondiale.

Alla base del report vi è la convinzione che, cito:

Senza una comprensione dei concetti finanziari di base, le persone non sono sufficientemente attrezzate per prendere decisioni relative alla gestione finanziaria. Le persone devono essere finanziariamente istruite per fare scelte finanziarie informate in materia di risparmio, investimento, prestito e altro. Nel complesso, l'alfabetizzazione finanziaria è importante a molti livelli. In un mondo di crescente complessità finanziaria, c'è una crescente necessità di conoscenze finanziarie di base.

Come dare torto agli autori del report?

Com’è possibile pensare che per essere partecipi e soggetti attivi nel prendere decisioni riguardanti la propria salute finanziaria si possa prescindere da una cultura finanziaria di base?

Livelli di alfabetizzazione finanziaria relativamente bassi aggravano i rischi per i consumatori e il mercato finanziario con l'ingresso nel mercato di strumenti finanziari sempre più complessi. I prodotti di credito, molti dei quali comportano tassi d'interesse elevati e termini e condizioni complessi, stanno diventando più facilmente disponibili.

Tassi di interesse

I tassi d’interesse non sono fissi, storicamente. Pensiamo alla stipula di un mutuo in un certo momento storico: se i tassi d’interesse si alzano la rata può diventare un problema, se si abbassano si può pensare di fare una surroga. Se investiamo in un titolo obbligazionario a un dato prezzo di mercato tale prezzo si abbasserà se i tassi salgono.

Inflazione

L’inflazione (l’aumento dei prezzi di beni e servizi in un determinato lasso di tempo) ha storicamente minacciato risparmi e investimenti. I movimenti, anche bruschi, che avvengono sui mercati possono spiazzare il risparmiatore “maleducato”.

Rischi finanziari

Il mondo della finanza non è un posto sicuro: è un oceano dove venti e correnti possono cambiare rapidamente mettendo a rischio la sicurezza dell’imbarcazione e dei suoi occupanti.

Partendo dall’assunto che senza rischio non vi è rendimento, è fondamentale assicurarsi dei rischi calcolati facendosi la domanda: “quanti dei miei attuali risparmi sono disposto a perdere dato un certo investimento al netto di una data possibilità di rendimento e una certa possibilità di rischio”?

Quanti investitori si fanno questa domanda prima di approcciarsi a un investimento finanziario?

Il report

Il sondaggio utilizzato intervistando 150.000 adulti di 148 Paesi si basa su alcune domande riguardanti i seguenti temi:

  • conoscenza dei tassi d’interesse;
  • interessi composti;
  • inflazione;
  • diversificazione del rischio.

Un intervistato per poter essere considerato finanziariamente alfabetizzato deve conoscere almeno tre dei quattro argomenti proposti rispondendo correttamente alle domande proposte.

Alcuni risultati sintetici del sondaggio:

  • a livello globale solamente una persona adulta su tre è finanziariamente alfabetizzata;
  • le categorie meno alfabetizzate sono donne, adulti con scarsi mezzi economici, persone poco scolarizzate;
  • quest’ultimo dato è valido sia nei paesi emergenti che in quelli economicamente e finanziariamente avanzati.

Le domande del sondaggio

La conoscenza di tutti e quattro i concetti è fondamentale per prendere decisioni finanziarie e per gestire il rischio. In effetti, ogni domanda affronta un’area della finanza personale che le persone devono affrontare nel processo decisionale finanziario quotidiano, come per esempio:

  1. l’importanza di diversificare il rischio verso l’esposizione riguardo a imprese e agli investimenti personali (diversificazione del rischio);
  2. comprensione dell’impatto dell’inflazione sul potere di acquisto (inflazione);
  3. l’aspettativa che, per essere responsabile, ogni adulto dovrebbe avere una capacità di calcolo di base, come la capacità di fare semplici calcoli relativi ai tassi d’interesse (abilità di calcolo);
  4. il concetto che i pagamenti degli interessi aumentino in modo esponenziale nel tempo (interesse composto).

Per chi volesse cimentarsi con le domande del sondaggio, le ho raccolte in un modulo fornito da Google Moduli disponibile a tutti.

I risultati

Si nota facilmente che i paesi più ricchi con una media del 55% sono tendenzialmente più alfabetizzati mentre i paesi in via di sviluppo sono perlopiù in fondo alla classifica.

Solamente il 33% (un terzo) degli intervistati ha risposto correttamente ad almeno tre temi su quattro: ciò significa che a livello globale 3,5 miliardi di persone, principalmente nei paesi in via di sviluppo, hanno conoscenze finanziarie di base particolarmente scarse.

Superano il 63% (due terzi circa) di alfabetizzazione finanziaria solamente gli intervistati di Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Israele, Olanda, Norvegia, Svezia e Regno unito.

Le maggiori economie emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno una media del 28% con punte del 24% in India e 42% in Sud Africa.

Riguardo alla diversificazione del rischio e alla capacità di calcolo vi sono ampie differenze tra i vari Paesi. Riguardo al tema dell’inflazione i paesi che hanno subito ampi aumenti di tale parametro sono più consapevoli del rischio iperinflattivo.

In Europa, dove circa uno su due degli intervistati (52%) è finanziariamente alfabetizzato dominano i paesi scandinavi mentre il sud e l’est Europa arranca.

L’Italia è nella parte bassa della classifica europea e peggio di noi fanno solamente Albania, Kosovo, Macedonia, Romania, Turchia, Portogallo, Bosnia ed Erzegovina, Moldavia, Bulgaria e Cipro.

Il 37% degli italiani intervistati (uno su tre circa), quindi, può essere considerato finanziariamente alfabetizzato contro il 52% della media europea.

Due su tre (65%) è il valore a cui arrivano e superano Paesi come Danimarca, Germania, Olanda e Svezia.

G7

All’interno del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America) la cui media di alfabetizzazione finanziaria è del 55% siamo i peggiori, solamente il Giappone ci accompagna nella parte bassa della classifica.

Per un’analisi più dettagliata dei risultati (differenze per fascia di età, sesso, capacità reddituale) si rimanda alle fonti del report.

L’ISTAT e questo report sono impietosi: noi italiani siamo poco studiosi e ci esponiamo quindi a tutta una serie di pericoli e influenze che possono arrivare dal mondo esterno.

Dalle notizie false, agli slogan elettorali, dalle miracolose promesse farmaceutiche alle discutibili tesi dell’industria della finanza.

In questo contesto sottoscrivere una polizza assicurativa nebulosa o un fondo d’investimento che costa il 4% annuo di commissioni o comprare un certificato in emissione pagandolo cinque punti in più del suo prezzo sembra davvero un rischio che potrebbero correre molti italiani.

Fonti